Una ispessa petra fu introvata en un mezzo medio do uno campo

Fonte photo: MUSEO CASTIGLIONI

Erevassimo in uno dei novembri cum tanta nebula, diffusa assai in dappertutti.

Nello Palagio it nillo borguzio alè bsè, (lì vicino) se portaveno avanti tott chì lavur (tutti quei lavori) c’an derrière armestaveno.

Ligustro, onno di quegli òmini ch’éreno fra i più di tutti adatto et in capacitade dè assistematzioni dei atrezzi, de saver dei animali et dille bestie, capacze it anco aesperto nello predisposizionamento dello grano nello granaio, dellle canepe da cavarci e da metterci nei stagnazzi, regulari  i fructi, preparare xxxxxxxxxx (tremens delirium authore che non sa brisa chossa volerva ecrivere)

Come desevo sora, erevamo in uno novebrio di moltissimo umidario it nebulario.

Illo Ligunstrio i aveve d’andari a vederi il regolamentio de czerti fossi et canaluzzi. S’eri presi cò luio, suo filiolo grando, grando parché u in aveva enc di piò znì, chi se ciamava Aldensio.

In uni czerti mattina, dopi averci mangiati una fetta ed coppa brustolata nello pane anche brustolè, sen partirono tutti dui, Ligustri it Aldensioe coi suoi lori justi arnesamenti.

Aveveno co lori illo somarino buono.

Se mettono tutti due verso il loro travagliare.

Dopo un pocho de tiempo pasato in uni buoni hora, se siente parecci urlzzi dè Ligustro.

Attutti pensavimo, vadendolo solo solamenti tornarci indietro sansa Aldensio, che isso Aldenso si fossi male fatto, ot anco forsi fossi morti.

Il Ligustro alfine dicesse parola.

«In mentri chi liberamus on canalotto vicino dé faggi, Aldensio, ch’aveva un vanghetto, andasse a colpire uno sasso no piccolo.»

Me ciama par farci in dui forza de toliere sto sasso grando chi ce dava ostrutzione in un canto del canalio.

Io mè istavo faczendo n’altri lavorìo, e cossi me fazzo un poco tardo nello respondi a Adelmusio.

In czerto punto, i sento chi urla a più no se po’.

Penzo: Ù sé fatt qualcosia de bruttissimo!

Inveci, allo vedi currere verzo de mè.

Ello me dise n così n’fretta che subitamente an capess: Bab! Oh Babb, addivenite a vederci cossa c’ho entrovato!!!!

E sìen scappa di doveri venuti.

Ce vado endietro subito subito.

Aldonisio il mee portasse vizino vizino al sassone che ci lavoravi dietri.

It quindo Aldonsio me farea da vèdar illo sassone grando c’lera tutto ensignito di scolpito de segni de figiure de animali, de hommini, dè muliebri, de oczelli, de arboramenti.

Un cosa chi mè mai e dappoi mai n’avevo ancori visti.

Lo sasso volominoso alquanto, l’era encora piantato ien parti indentro la terra dul canalozzo, tant’è cun s’avdeva de tott.

Jammai et poi maj avessimo concepire che avressimo dovuti farci sforzo affaticativo in così

dimenzione granda it molteplice.

Incomenciamo a darci del travaglio intorno del sasso grando, enscolpitum.

Spostassimo un poco de terra, poi un altri poco, i poi encora un altero po’, et via diczendo.

Z. Z.

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